RASSEGNA STAMPA

La digitalizzazione senza compromessi

In occasione del recentem Forum Comparting 2016, è stata annunciata da Compart una novità, DocBridge® Impress.
Una innovativa soluzione per realizzare documenti multicanale e multi-formato.
Abbiamo incontrato Harald Grumser, Ceo di Compart.

Da parte di tutti i partecipanti è emerso che il concetto più importante è “produrre”. Perché Compart pone tanto impegno ed attenzione nella composizione dei documenti?

La risposta è al contempo semplice – perché i clienti ce lo chiedono – e molto complessa.
È importante comprendere ciò che è in gioco nella trasformazione digita-le delle imprese e l’impatto di questi sviluppi sul processo documentale. Ad un primo sguardo, la digitalizzazione non si limita a passare da un supporto cartaceo ad un supporto digitale.

Provate a leggere un PDF ricevuto via e-mail sullo smartphone!
Il formato della pagina A4, con cui conviviamo fin dai primi giorni del desktop publishing, è diventato un ostacolo per l’adeguamento dei documenti alle nuove sfide della customer experience.
Ed essendo l’uno la conseguenza dell’altro, le aziende che sono coinvolte nella transizione digitale tendono a risolvere questo problema creando due “silos” separati, uno per la comunicazione digitale adattato a nuovi usi e al web, e l’altro che si occupa di gestire la comunicazione stampata.
Quando si tratta solo di pochi documenti, questo non è un problema. Ma è tutto un altro discorso quando si devono gestire decine o centinaia di modelli diversi di documenti in diversi formati, da più supporti … Con DocBridge® Impress, forniamo una risposta a questo problema di progettazione di documenti unificati, indipendentemente dai formati di trasmissione.

In che modo la vostra soluzione basata su HTML5, è diversa da offerte della concorrenza sul mercato?
Da un punto di vista tecnologico, HTML5 è la punta di un iceberg. Esso definisce certamente il cammino e rappresenta bene l’idea di un documento universale, liberato dal formato A4 e in grado di adattarsi a tutti i mezzi di supporto.
Ma nella sua implementazione stan-dard, HTML 5 impone certi limiti. Alcuni nostri concorrenti hanno de-ciso di arricchire gli standard con ap-plicazioni proprietarie.
Ma questo approccio è ben lontano dall’essere indifferente per i clienti in termini di scalabilità e libertà di scelta.
La nostra visione del documen-to unificato è che il suo design do-vrebbe essere basato interamente su standard aperti che permettono alle aziende di evolvere a loro piacimen-to.
Allo stesso tempo, è necessario che le tecnologie selezionate siano abba-stanza concrete per affrontare le sfide dei volumi di produzione industria-le, ad esempio XML, XSLT e XSL-FO. Quindi, su questa base tecnologica completamente aperta abbiamo co-struito DocBridge® Impress.
Al di là del cuore tecnologico della soluzione, abbiamo dovuto imma-ginare anche l’interfaccia utente, in quanto anche in questo settore, l’in-dipendenza nei confronti di formati richiede una vera e propria rivoluzio-ne.
DocBridge® Impress sostituisce l’e-ditor tradizionale Wysiwyg, necessa-riamente legato ad un formato, con un nuovo orientamento di codifica universale.
È ancora un approccio che ci distingue dai concorrenti. Per noi, l’obiettivo è eseguire tutte le conversioni necessarie per produrre un documento in qualsiasi formato desiderato, e questo in funzione del-le necessità definite dall’utente.

Questa è un’altra importante novità di DocBridge® Impress, passare da logiche di progettazione della pagina a quella della costruzione di una esperienza di comunicazione del cliente personalizzata per i diversi profili dei destinatari.

Dobbiamo vedere in questa nuova soluzione un radicale cambiamento di posizionamento di Compart?

Da questo punto di vista, questa è più un’evoluzione che una rivoluzione.
La maggior parte dei nostri clienti utilizzano le nostre tecnologie per la produzione di documenti stampati. Ma sono tutti consapevoli della necessità di sviluppare i canali digitali, evitando di ripetere gli errori del passato, tra cui l’organizzazione a settori (“silos”) della produzione.
In concomitanza con questa evoluzione del bisogno, lo si osserva in tutti i paesi, serve una analoga evoluzione nello sviluppo dei nostri interlocutori nelle aziende.
Questi ultimi sono sempre meno ”tecnici” e con minore competenza informatica.
Ciò che vale per noi vale, in ultima analisi, per l’intero settore, ma non tutti i giocatori sono pronti.
Il nostro valore aggiunto sta cambiando. Le tecnologie di documenti devono essere poste al servizio della customer experience, non più solo nella produzione di grandi volumi di comunicazione.
Perché ciò sia possibile, non solo devono scomparire le separazioni (“si-los”) tra i diversi modi di produzione, ma devono farlo senza compromessi sulla trasparenza e gli standard, fornendo così un reale valore aggiunto per le imprese.wInsomma la digitalizzazione non accetta compromessi.

Chi si AMA ci segua

Dai dati ufficiali dell’Unione Europea, si evince che il furto di pro-dotti di alto valore e ad alto rischio movimentati nelle catene logistiche di fornitura Europee, incide sull’aggravio dei costi aziendali per ben 8,2 miliardi di Euro all’anno.
Le minacce della criminalità organizzata stanno aumentando notevolmente e si manifestano in maniera sempre più violenta.
L’associazione TAPA (Transported Asset Protection Association – Associazione per la protezione delle merci destinate al trasporto), rappresenta un forum unico nel suo genere che riunisce produttori globali, fornitori di servizi logistici, corrieri espressi, forze di polizia e di sicurezza, enti pubblici e altri stakeholders con l’o-biettivo comune di ridurre le perdite nelle catene di fornitura internazionali.

Un convegno
Verso la metà del mese di marzo si è svolto a Milano il convegno dell’associazione nel corso del quale si sono incontrati i maggiori rappresentanti europei dei vari settori. Uno degli argomenti trattati è stato fare il punto sulle importanti novità che il comparto può offrire all’utenza e soprattutto come fare per realizzare una comunicazione efficace.
Abbiamo incontrato l’ingegner Daniele Fasolo, titolare di una delle maggiori società che si interfaccia con gli utenti che si occupano di movimentazione merci, la AMAService, per farci aiutare a far chiarezza sul-le esigenze del mercato e sull’offerta che ad esso si presenta.

Ingegner Fasolo, facciamo il punto?

Tutti noi crediamo nell’innovazione continua. Ciò si concretizza anche nell’ampliamento delle modalità di offerta, per un mercato che chiede sempre più soluzioni invece che pro-dotti. Ecco allora che per tutti i setto-ri del trasporto professionale, oltre a prodotti di localizzazione satellitare da sempre all’avanguardia, proponiamo un bouquet di servizi innovativi che consentono ai nostri clienti di cogliere appieno i vantaggi attesi dalla nostra tecnologia.
Anzi, proprio l’unione sinergica tra servizi e tecnologie ha permesso la messa a punto di una nuova gamma di prodotti specialistici.

Non a caso parliamo di “bouquet” di servizi; a seconda della situazione e del progetto viene confezionata un’offerta specifica abbinando e personalizzando i vari moduli:

• AMASERVICEALLNET, il servizio di collegamento tra i dispositivi sul campo ed i server centrali, il clien-te sceglie sulla base delle prestazioni necessarie e non delle caratteristiche tecniche di una pluralità di fornitori di servizi e reti.
• AMASERVICEWEB, i servizi di ac-cesso alla nostra piattaforma avan-zata di visualizzazione e gestione dei dispositivi via web
• AMASERVICEPRO, per gli operatori che necessitano di una risposta pronta e professionale alle loro esigenze di protezione del personale, dei mezzi e delle merci coinvolte nel trasporto (servizio svolto in collaborazione con primarie Centrali di Telesorveglianza). Proprio ad un alto livello di sicurezza sono destinate le funzioni più innovative, che coinvolgono anche il cliente nel predisporre la propria sicurezza in mobilità, intervenendo direttamente nell’attivazione di servizi di alta sicurezza quali la Massima Sicurezza ed il Viaggio Vincolato (brevetto AMA). E questo utilizzando un qualsiasi browser web e con modalità semplici ed efficaci: basta telefonate o fax, nessun tempo di attesa. Sono le funzioni web che in automatico programmano sia il dispositivo installato sul mezzo interessato, che le relative funzioni in Centrale di Tele-sorveglianza.
I vantaggi operati-vi sono molteplici, ma in sintesi più sicurezza meno errori, massima tracciabilità delle procedure.

Chi gestisce una flotta per il trasporto delle merci, come ci ha detto, è costantemente alla ricerca di soluzioni  per ogni esigenza di monitoraggio e controllo. Ma nel mare magnum della comunicazione di oggi come può orientarsi?

R. In un mercato che chiede sempre più soluzioni, non prodotti, AMA propone un bouquet di servizi innovativi che consentono ai nostri clienti di cogliere appieno i vantaggi attesi dalla nostra tecnologia. Quindi l’attenzione massima nella comunicazione si rifà ad una regola fonda-mentale: individuare le necessità, mi lasci dire “i mal di pancia” , della categoria e spiegare, con chiarezza, non come siamo bravi noi a fornire soluzioni, ma come quelle soluzioni servono a rendere la vita più facile al loro quotidiano.

Quali sono i segmenti nei quali voi operate?
Potremmo dire che operiamo principalmente su sei aree: veicoli, tachi-grafi digitali, temperatura, rimorchi, container e merci. Praticamente su quelli che sono i principali elementi che vanno attentamente monitorati.

Vediamo  di percorrerli uno per uno. Cominciamo con i veicoli

Per i veicoli è tutto sotto controllo, grazie ai dispositivi della famiglia WebSAT truck ed una vasta gamma di accessori ogni movimento ed i dati
dei consumi, dei rifornimenti, dei km percorsi, degli autisti, del tachi-grafo sono sempre disponibili, assieme alla gestione della sicurezza e al collegamento tra i mezzi e il sistema informativo aziendale.

Tachigrafi digitali

Il tachigrafo Digitale REG. C.E. 561/2006 permette il rilevamento in tempo reale dei dati del Tachigrafo Digitale DTCO con calcolo previsionale della disponibilità delle ore di guida. Scarico periodico automatico dei dati legali del tachigrafo digitale sia di tipo RD che NRD, ogni 7 giorni per la Carta Autista, ogni 10
giorni per i Dati Veicolo. Ad ogni operazione vengono scaricati i dati relativi agli ultimi 30 giorni.

Veniamo alla temperatura

Sensori di temperatura wireless con batteria interna a lunga durata. Facili da installare e da manutenere, senza tarature sul
campo. Disponibili sia report di con-suntivo del viaggio, che allarmi in tempo reale se vengono superate le soglie impostate. Abbinabili
a ogni tipo di periferica AMA. Disponibili anche sensori di umidità, sempre più richiesti nei settori pharma e food.

Un cenno sulla quarta area: i rimorchi.

Un dispositivo specifico, il WebSAT Trailer, porta a livello di rimorchi e semirimorchi tutte le funzioni necessarie, sia di logistica che di sicurezza, per proteggere il carico. Particolar-mente utili le funzioni di monitoraggio preventivo della manutenzione, l’identificazione del trattore di trazione, il controllo della temperatura.

Quanto ai container?

AMASERVICE mette a disposizione di trasportatori, spedizionieri, operatori logistici o committenza una serie di prodotti, accessori e servizi specifici per il controllo logistico e di sicurezza dei container. Le significative esperienze fatte nel corso degli anni a fianco di operatori “worldwide” ci permettono di offrire prestazioni uniche.

E infine parliamo di merci

Anche AMASERVICE ha il suo “jol-ly”, un servizio specifico basato sul dispositivo WebSAT Tracker HS con una gamma enorme di possibili applicazioni. Particolarmente interessante la possibilità di tracciare cari-chi o pacchi dove l’installazione di un dispositivo fisso non sia possibile, come nelle spedizioni aeree. Oppure in aggiunta, dove la sicurezza conta veramente, come “pacco spia”.
Insomma ci sembra che AMA possa essere considerato un buon “compa-gno di viaggio”.
Se vuole le posso rispondere con uno slogan: “AMASERVICE, lo strumento in tempo reale che migliora la produttività della tua azienda”.

1000 OCCHI SULLA CITTA’ 30 maggio 2016

Che quello della sicurezza sia uno dei problemi più sentiti, in questo periodo, per tutti i cittadini non è un mistero. Le autorità si sforzano a presentarci numeri e statistiche che
Testimoniano che le attività criminose sono in calo. Il che certamente è vero per la grossa criminalità. Ma è altrettanto vero che la microcriminalità, quella che riguarda le singole persone, è in netto aumento.
Il che fa sì che la sicurezza percepita ha un livello molto diverso da quella effettiva.
Ogni Amministrazione oggi è molto attenta alle questioni della sicurezza.
Qualche impianto, in genere già esiste, ma l’evoluzione travolgente della tecnologia anche in questo settore impone di pensare ad ammodernare e ampliare tutti quegli strumenti utili per rendere il territorio più sicuro e vivibile, in modo da elevare il grado di Serenità a cui tutti giustamente ambiscono.
Ma soprattutto appare importante sviluppare ulteriormente il concetto di Sicurezza Partecipata come percorso civile che coinvolge i cittadini nella definizione delle politiche di attuazione relative anche alla Sicurezza Urbana.
E’ infatti abitudine di tutti noi, quando sentiamo il bisogno che un problema sia risolto, dire “ci pensi lo Stato, ci pensi l’Autorità”. Invece nella sicurezza partecipata si impone il concetto del “facciamolo insieme”. Ogni cittadino può sentirsi parte della squadra, con le Autorità, per cercare di risolvere il problema che li coinvolge.

Un sindaco, molto arrabbiato perché nella sua città i piccoli furti, gli scippi, le violenze stavano avendo un’impennata significativa, si è rivolto ad una società specializzata sui temi della sicurezza, Feel Good Security (www.feelgoodsecurity.it) per vedere di contrastare questo andamento.
Nasce così il progetto chiamato “Città amica”.
Si sa che tutte le migliorie che si vorrebbero fare vanno traguardate attraverso la lente dell’investimento e si sa anche che i Comuni non stanno navigando nell’oro.
Per cui, si è deciso che è importante stabilire una gradualità, cominciando ad esempio a migliorare il sistema di video-sorveglianza, aumentando il numero di telecamere e aggiungendo sistemi di nuovissima generazione con a bordo il sonoro. Il tutto centralizzato e governato da un’unica piattaforma gestionale presso il Comando della Polizia Locale.
Ma per iniziare da subito la più grande novità sarà la promozione di un applicazione mobile, scaricabile gratuitamente per tutti i cittadini interessati.
La prima soluzione in Italia dedicata alla sicurezza urbana che mette in contatto e aiuta a sviluppare i concetti di sinergia pubblico privato.
La soluzione permetterà all’amministrazione e alle forze di pubblica sicurezza di tracciare in ogni istante la distribuzione geografica di diverse fenomenologie criminali potendo così migliorare la presenza e rendere più efficienti gli investimenti in materia di protezione dei cittadini.
Il sistema si interfaccerà anche con il Comando della Polizia Locale e permetterà inoltre, all’Amministrazione, di notificare ai cittadini informazioni importanti quali ad esempio, la presenza di falsi operatori per la lettura dei contatori, manifestazioni, criticità in genere e in generale tutte le notizie di pubblica utilità.
In questo modo si otterrà una partecipazione sicura, consapevole e innovativa dei cittadini che socializzeranno il bisogno di sicurezza della loro via, diventando gli “occhi e le orecchie” per la serenità del loro Comune.
Grazie al contributo di coloro che useranno l’APP si otterranno informazioni utili e necessarie per: coordinare la pubblica sicurezza; raccogliere informazioni importanti per classificare in maniera scientifica le diverse casistiche tipiche dell’ordine urbano; avere una mappa degli eventi così da definire e organizzare al meglio gli strumenti di contrasto e prevenzione.
E’ anche per questo che l’APP utilizzata, essendo specifica e specialistica, non è paragonabile a nessun’altra.
La Sicurezza è una questione urgente ma appare utile e educativo affrontarla ponendo al centro la partecipazione consapevole dei cittadini, adottando anche strumenti tecnologici come l’APP, in accordo e in linea con i tempi.
Si andrà così incontro al desiderio dell’ Amministrazione di favorire l’innovazione e sviluppare il concetto di città intelligente, al servizio dei cittadini, favorendo la fruizione dei servizi.
Sarà oltremodo importante che l’ Amministrazione provveda a prendere iniziative in accordo con la Prefettura, per raggiungere il maggior livello possibile di tutela per la comunità.
Con lo sviluppo del progetto “Città amica” e la realizzazione della prima APP in Italia relativa alla Sicurezza Partecipata, il cittadino può essere veramente soggetto consapevole e attivo e non passivo come invece accade oggi.

Un’arciconfraternita più sicura 23 maggio 2016

Un intervento innovativo che dovrebbe essere preso ad esempio dalle tantissime strutture che nel nostro Paese spesso sono alla mercé del “primo che passa”

Una soluzione complessa fatta nel rispetto dei vincoli delle Belle Arti

L’Arciconfraternita dei Lombardi a Roma (via del Corso 437) aveva necessità di razionalizzare i sistemi di allarme installati nella Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso e nel Collegio Ecclesiastico Internazionale San Carlo Borromeo annesso.
Era necessario mettere in sicurezza i beni artistici presenti nella Basilica e nelle stanze del complesso, le aree aperte a visitatori e avere sotto controllo gli accessi consentiti al solo personale autorizzato.
La necessità che L’Arciconfraternita aveva era quella di razionalizzare, uniformare e gestire i vari sottositemi dedicati alla security e alla safety, tra loro prima indipendenti, installati negli anni, con un unico sistema che potesse gestire in maniera armonizzata le varie aree eterogene di difficile governo. E potesse essere controllato da una unica postazione eventualmente anche remotizzabile. Una altra esigenza era quella di semplificare e razionalizzare gli accessi al sito e alle camere degli studenti ospiti eliminando le chiavi meccaniche sostituendole con badge magnetici che possono essere gestiti in modo flessibile, intelligente e sicuro; semplificazione da un lato e perfetta auditabilità dall’altro ai fini della security.
Questa razionalizzazione ha comportato la sostituzione delle apparecchiature obsolete e poco funzionali e l’aggiunta di nuove a protezione di quelle zone non ancora tutelate.
Essendo gli edifici (in particolar modo la Basilica) sottoposti a controllo da parte della sopraintendenza delle Belle Arti si è dovuto utilizzare, dove possibile, le infrastrutture esistenti e sopperire con soluzioni che non alteravano l’ambiente.

L’area da proteggere

La struttura da proteggere è formata da due edifici storici attigui:
1) la Basilica di ampie dimensioni è composta da tre navate, con deambulatorio e cripta, sei cappelle, un oratorio, la sacrestia, il museo, e il corridoio che consente il passaggio dalla Basilica all’edificio attiguo che ospita il Collegio Ecclesiastico, e la struttura dei Padri Rosminiani.

2) l’edificio che ospita il collegio Ecclesiastico che comprende le vie d’accesso allo stabile quali le porte di ingresso, l’ascensore per i piani superiori, le porte sulle scale per l’ingresso agli stessi, la segreteria, l’economato e le 46 camere per i sacerdoti studenti ospiti.

L’attività svolta dai consulenti di Feel Good Security è stata quella di analizzare con il personale del cliente la complessa situazione, lo stato degli impianti e dei collegamenti esistenti nelle strutture da proteggere.
Alla luce dei risultati e delle aspettative espresse Feel Good Security (www.cleis.it/fg) ha approntato il progetto e coordinato le attività necessarie per la realizzazione.
Con il cliente sono state poi predisposte e condivise le procedure operative per la gestione della sicurezza nelle varie aree dei siti definendo la funzione responsabile e le attività da svolgere in caso di allarme.

Partner coinvolti nel progetto

Ovviamente la realizzazione di questo progetto ha richiesto un lavoro di team e soprattutto competenze specifiche ed al passo con i tempi.
Feel Good Security ha realizzato Analisi fattibilità, progettazione, coinvolgimento strutture, pianificazione /schedulazioneattività, stesura procedure operative.
Citel Sistema antintrusione e software di supervisione.
Bettini Sistema di videosorveglianza.
Salto Sistema di controllo accessi.

Un po’ di dati tecnici

La soluzione installata consta, per quanto riguarda il sistema di videosorveglianza, di DVR e telecamere Bettini, che per le ragioni precedentemente riportate di salvaguardia delle infrastrutture esistenti e impossibilità di stesura di nuovi cavi di rete sono di tipo analogico.
Il sistema antintrusione è costituito da una centrale antintrusione Novax modello All-In-One da 1000 ingressi logici.
La centrale All-In-One ha lo scopo di gestire la componente allarmi e di controllare, tramite l’interfacciamento IP tra Novax e DVR, la diagnostica completa dell’impianto video.
Per la parte di collegamento della sensoristica, composta da sensori volumetrici wireless e da sensori antifumo si sono adottati i concentratori mod. CIX16S in grado di gestire fino a 16 ingressi wireless.
Ogni sensore gestisce 8 stati digitali differenziati a seconda del tipo: sensori infrarossi per allarme intrusione, allarme tamper, batteria, supervisione.
Il sistema meccatronico a protezione dei varchi di accesso allo stabile, dalla strada e dalla basilica, ai locali e alle stanze del collegio si basa sulla piattaforma Salto XS4, sistema concepito per operare in ambienti non cablati e di mantenere le porte e le serrature originarie.
Il sistema comunica in modalità wireless con il software di programmazione SALTO, in grado di distribuire l’intelligenza sia nelle serrature che nei badge e semplifica la ri-programmazione e la ri-codifica delle serratura e dei badge.
Le periferiche sopra riportate e il videocitofono Urmet sono gestite dall’operatore dalla control room tramite il sistema di supervisione Centrax. Il software consente una completa integrazione delle periferiche nel rispetto dei più alti standard di sicurezza, la gestione procedurizzata degli eventi secondo i seguenti criteri: Informazione immediata, verifica efficiente, tele gestione dell’evento e dei suoi sviluppi situazionali con un procedimento guidato passo-passo, coinvolgimento operativo di altre funzioni per interventi e per escalation, conclusione, verbalizzazione e storicizzazione.

La domotica è di casa 23 maggio 2016

Insediamenti civili e industriali stanno guardando con estrema attenzione alle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa e nel lavoro

Un processo inarrestabile

Se ne sta già parlando da parecchi anni di domotica, per gli insediamenti industriali e per le abitazioni civili. Ma, come spesso succede da noi, le cose si consumano parlandone molto e magari realizzandole più raramente.
Ma oggi la tecnologia corre veloce, la cultura dell’IT si sta diffondendo sempre di più e nessuno, specie se giovane, si meraviglia se può comandare a distanza, col suo telefonino, le varie funzioni della sua abitazione.
Come può essere comodo trovare la vasca del bagno riempita da acqua, alla giusta temperatura, avendo dato il comando col proprio smartphone durante il viaggio di avvicinamento!
Quindi la domotica oggi possiamo dire che “è di casa” o comunque lo sta per diventare.
Sempre più spesso i costruttori danno come dotazione standard l’impianto di domotica (o almeno la predisposizione per) che dà maggior valore alle loro realizzazioni.
E allora vediamo un po’ più da vicino quella che, pur non essendo una innovazione, merita sicuramente una migliore conoscenza.

La casa connessa

Sempre più spesso, sia per i siti residenziali che aziendali si parla di bulding intelligenti, di building automation, di casa connessa, gestibile attraverso l’automazione fra tutte le principali funzioni (climatizzazione, illuminazione, movimentazione tapparelle/tende, etc.) favorendo un uso consapevole dell’energia e quindi un significativo risparmio di elettricità, gas e acqua ecc.
I concetti sopra esposti sono sintetizzabili nella definizione di Domotica che deriva dall’unione delle parole domus (“casa“ in latino) + robotica: è la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa e più in generale negli ambienti antropizzati.
Questa area fortemente interdisciplinare richiede l’apporto di molte tecnologie e professionalità, tra le quali ingegneria edile, architettura, ingegneria energetica, automazione, elettrotecnica, elettronica, telecomunicazioni ed informatica. (Wikipedia)
Nel contesto in cui viviamo la domotica è quella scienza che ci aiuta ad utilizzare i dispositivi che inseriamo negli edifici quali prese, luci, sensori, telecamere, termostati, interruttori, infissi, tendaggi, impianti di irrigazione, controlli sui consumi, cancelli, musica, ed altro, controllabili, con interfacce sempre più semplificate ed intuitive, dal PC, tablet e smartphone.
Gli scenari possibili sono molteplici in funzione dell’ambiente che si sta considerando e delle necessità ed esigenze che vogliamo soddisfare.
Per i siti aziendali l’automazione sarà certamente più spinta verso funzioni atte al risparmio, e alla sicurezza, per i residenziali oltre alle funzioni prima riportate si svilupperanno anche quelle rivolte al comfort dell’ambiente in cui si vive.
I sistemi sono normalmente tutti configurabili sulle reali esigenze del cliente e sviluppabili su livelli diversi.

Nel residenziale

Possibilità di gestire la casa anche a distanza. Oltre a ricevere segnalazioni via SMS sul telefono cellulare, si possono infatti controllare e comandare le funzioni dell’impianto direttamente da smartphone, tablet o dal personal computer.
Possibilità di ricevere, direttamente sullo smartphone messaggi di segnalazione sullo stato dell’abitazione che consentono di intervenire in caso di pericolo (allarme gas/acqua, interruzione di corrente, intrusioni indesiderate); oppure, inviare SMS e comandare a distanza l’accensione e lo spegnimento di dispositivi collegati all’impianto (climatizzazione, antifurto).
Il sistema antintrusione offre una protezione volumetrica e perimetrale, per il controllo degli ambienti in ambito residenziale. Se abbinato a telecamere permette di avere un controllo anche visivo di quanto sta accadendo in casa quando non siamo presenti.
Possibilità di gestire e controllare rivelatori di gas che verificano la presenza, di sostanze pericolose (metano/GPL) nell’ambiente domestico, ripristinare automaticamente la corrente quando salta, a causa di uno sbalzo di tensione o di un temporale, comandare le tapparelle, le tende da sole, le finestre in abbaini: alzarle/ abbassarle o chiuderle in caso di pioggia o vento contemporaneamente, in un unico gesto evitando di andare in ogni stanza ed intervenire sul singolo interruttore,
Un sistema domotico non solo può temporizzare il riscaldamento a seconda degli orari che si scelgono, ma permette un controllo più flessibile della temperatura decidendo per esempio di riscaldare solo alcune stanze differenziando automaticamente la temperatura tra un ambiente e l’altro.
La gestione di diverse temperature all’interno dell’abitazione permette di razionalizzare i costi e garantisce massimo comfort.
Il sistema è in grado di gestire in modo centralizzato l’apertura e la chiusura della casa attraverso una pulsantiera; è possibile infatti memorizzare le personalizzazioni delle funzioni del sistema o impostare aperture e chiusure centralizzate, garantendo comodità e risparmio di tempo. Sicurezza e comfort in un’unica soluzione.
Oltre a poter utilizzare un unico tasto per spegnere tutte le luci di un piano è possibile definire in ogni momento la funzione di quel tasto.
Per esempio per un determinato giorno quel tasto oltre a spegnere le luci deve attivare anche l’impianto di irrigazione o l’antifurto.
Oltre a programmare uno scenario standard per l’accensione di punti luminosi è possibile impostare e modificare a piacimento una sequenza luminosa che potrà ripetersi all’infinito.
Si hanno a disposizione diversi calendari per programmare attività giornaliere, attività periodiche, attività future e one-shot

Nel Business

Il sistema di domotica nei siti aziendali è rivolto principalmente a quelle funzioni necessarie al risparmio nei costi, garantire la privacy e la sicurezza del sito aziendale stesso.
Il risparmio nei costi è possibile partendo dal controllo in tempo reale degli effettivi consumi e non di quelli presunti, spesso utilizzati dalle compagnie che distribuiscono energia elettrica per la fatturazione, dalla programmazione, ovunque ci si trovi. E inoltre per l’accensione e lo spegnimento dell’aria condizionata e delle luci a determinate ore o in assenza/presenza di personale all’interno dei locali durante le normali ore in cui l’azienda è operativa.
La sicurezza del sito include sistemi di anti-intrusione con centrale di allarme, sensori di movimento e di contatto, rilevatori perdite d’acqua, presenza fumo o gas, videosorveglianza con sistemi di archiviazione immagini e telecamere, video citofonia, controllo accessi che oltre a regolare l’ingresso ai singoli siti possono regolamentare l’accesso in determinati locali aziendali.
Tramite badge di riconoscimento, è possibile modificare, ogniqualvolta si vuole, l’accesso a tali zone prevedendo l’ingresso per esempio solo in alcuni giorni e per alcune ore prestabilite.

Una città sicura 25 gennaio 2016

Una delle preoccupazioni più grandi, oggi, è la percezione di non sentirsi sufficientemente protetti e quindi nasce in tutti la richiesta di maggiore sicurezza

Un progetto per migliorare la qualità della vita

Siamo certi che una delle preoccupazioni maggiori oggi (ma purtroppo statistiche , l’elaborazione dei numeri di chi fa queste ricerche, si “sgolace ne sono tante altre…) sia cercare di sapere cosa ne è della sicurezza.
E quindi non è superfluo soffermarsi sull’importanza che ha per tutti noi la speranza di poter vivere in ambienti e situazioni che ci garantiscano di non imbatterci in momenti sgraditi. Non siamo tranquilli per le nostre cose, siamo allarmati per le nostre case ma soprattutto siamo preoccupati per noi stessi e i nostri cari. Non vogliamo riferirci a nessun pericolo specifico. Si potrebbe, ahimè, fare un lungo elenco.
Vivere sereni
Ci soffermiamo solo sulla richiesta sempre più pressante espressa dai cittadini, con lo sguardo rivolto allo Stato, all’Autorità, alle Istituzioni, perché li aiutino a raggiungere quel non piccolo obiettivo che è il poter vivere sereni.

I commenti ufficiali, le citazioni di statistiche , l’elaborazione dei numeri di chi fa queste ricerche, si “sgolano” a dirci che, anno su anno, stano diminuendo i fenomeni negativi.
Ma basta confrontarsi con amici o con la gente comune ed è facile verificare che la mancanza di sicurezza percepita sia ben più alta, nella testa della gente, di quello che non sia la sicurezza reale.
E’ un po’ come quando, al mese di agosto in pieno solleone, ci fanno sapere che la temperatura misurata è 32 gradi ma quella percepita (per varie cause) è 36 gradi. Ci sembra di dover sopportare un caldo da non sopravvivere !
E questa è una considerazione da non sottovalutare. Perché la tranquillità delle persone e la conseguente loro serenità sono strettamente legate a quanto percepiscono.
Stato, pensaci tu
Non siamo tranquilli e allora ci rivolgiamo a chi ci governa chiedendo, anzi, pretendendo che “loro” facciano qualcosa per restituirci la sicurezza.
Ma anche qui ci imbattiamo in un “deja vu”: vorremmo ma non abbiamo le risorse. Insomma, un bel problema. Sembra che non se ne esca. Però la famosa creatività italica non si arrende.

E, i cittadini, gli amministratori locali, gli amministratori di condominio, stanno ingegnandosi per “fare qualche cosa”.
Per cui sempre più spesso sentiamo di creazioni di rete tra impianti di sicurezza privati, installazioni di “app” sugli smartphone per segnalazioni di situazioni fuori norma, incontri-lezione per creare una cultura della sicurezza.

Un progetto-pilota

In questo clima una società che lavora nel campo della sicurezza, Feel Good Security (www.feelgoodsecurity.it), sta realizzando, con alcuni sindaci, un “Progetto di Sicurezza” che si propone l’obiettivo, ovvio, di aumentare il livello effettivo di sicurezza, ma anche quello, poi, di mettere in campo una corretta e valida comunicazione che possa agire sulla conoscenza delle persone e quindi favorire la loro tranquillità.

E la riflessione implicita: “ la mia città si cura di me perché è stata resa più sicura”.
Il progetto prevede di rendere più sicura la città, o meglio i suoi cittadini, attraverso alcune direttrici:

– Utilizzare il più possibile i vari “strumenti” di sicurezza già presenti sul territorio, verificando la possibilità di renderli complementari l’un l’altro, ottimizzando quindi i risultati ottenibili

– Proporre implementazioni che il tumultuoso evolversi della tecnologia e delle applicazioni ci stanno presentando

– Essere estremamente attenti a che gli investimenti siano adeguati ai risultati che si vogliono raggiungere

– Rimanere sempre disponibili ad un supporto.

Ed anche, perché no?, contribuire a sviluppare un grande senso civico di collaborazione tra i vari protagonisti della vita cittadina (Enti pubblici, commercianti, cittadini) che porti a sentirsi un’unica squadra che opera nell’interesse collettivo.

Lo stato dell’arte
Il punto di partenza è fare una “fotografia” di quanto è già disponibile per la sicurezza del Comune: Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Locale, Vigili del Fuoco, Istituti di Vigilanza, Impianti di telecamere presso i commercianti, Impianti antintrusione in locali privati, Collegamenti via “smartphone”, Reti di copertura telefonica…
Definita la zona geografica che si vuole coprire, analizzando anche gli eventi storici che vi si sono verificati, si collegano le telecamere già esistenti (negozi, strutture pubbliche, abitazioni,…) ad una Control Room centralizzata.
Ricevuta la segnalazione viene deciso, in funzione dell’evento, se far intervenire le Istituzioni dello Stato o intervenire direttamente.
Anche i cittadini diventano protagonisti. Verranno dotati di una “app” opportunamente realizzata, che permetterà loro di effettuare segnalazioni.
La raccolta di tutti i dati potrà dare origine a studi e riflessioni che permetteranno di ottimizzare le scelte successive sia geografiche sia di copertura. Tra i vantaggi si possono evidenziare: la creazione di una “rete di sensori” sul territorio, avere un unico centro di raccolta delle segnalazioni, una maggiore tempestività negli interventi, una più alta possibilità di selezionare segnalazioni improprie, aumentare il senso di partecipazione attiva di ogni cittadino.
Come si diceva un obiettivo non secondario è informare correttamente i cittadini per tranquillizzarli e così rendere loro la vita più serena.

La stanza che ti salva 25 gennaio 2016

In molti Paesi esteri la costruzione di panic- rooms nelle abitazioni di pregio è una costante e garantisce anche una maggiore considerazione dell’immobile. Mai come in questo periodo tutti noi abbiamo una preoccupazione in più: la sicurezza. Le Autorità preposte a tutelare questo importante aspetto della nostra vita, si sgolano a fornirci dei numeri che tendono a dimostrare che, grazie alle attività messe in atto, il numero delle azioni criminose sta decrescendo anno su anno. Eppure noi “percepiamo” che ci sentiamo meno sicuri. E questo certamente non ci fa star bene. Per cercare di migliorare la situazione molti di noi ricorrono a soluzioni che ritengo efficaci ma che, spesso, efficaci non si dimostrano. D’altra parte non tutti siamo esperti di tutto e questa materia non è ancora entrata nella cultura generale. Si va molto per sentito dire, per il parere degli amici, per quello che si legge sui giornali. Va bene essere innovativi, ma, come sempre, bisogna operare nella giusta direzione. Pensando quindi alla sicurezza, ci siamo fatti dire qualche cosa di più preciso da Massimo Carnevali, che ha alle sue spalle un lungo curriculum di responsabile della sicurezza di grandi aziende e oggi è partner di Feel Good Security, una società che si preoccupa non solo di fornire gli strumenti per tutelare la sicurezza ma anche di far sì che il tutto avvenga nella tranquillità e nella serenità dell’utente.

Tutti oggi parlano di sicurezza …
In effetti la sicurezza personale è uno dei beni preziosi sempre più messi in discussione in questa fase di grandi problematiche socio-economiche. Il nostro territorio e i nostri beni sono aggrediti da persone senza scrupoli che non esitano a intraprendere efferate azioni anche per pochi spiccioli.

E allora come possiamo difenderci?
Non abbiamo un’ adeguata cultura della sicurezza e quindi improvvisiamo sistemi di difesa delle nostre proprietà che, nella maggior parte dei casi, si dimostrano inefficaci al contrasto delle azioni criminose.
Gli immobili vengono dotati di sistemi di allarme e di telecamere a circuito chiuso e di inferriate e quant’altro senza un progetto di sicurezza integrata che valuti i reali benefici di tutto ciò. I sistemi di allarme spesso non sono dotati di telecamere e quindi nessuno sa cosa effettivamente stia succedendo a fronte di un allarme, fino a quando non si reca sul posto; le telecamere nella stragrande maggioranza dei casi servono a vedere a posteriori il filmatino dell’accaduto; le inferriate addirittura a volte impediscono le vie di fuga a soggetti bloccati in casa dai malviventi. Tutto ciò quando invece la tecnologia permetterebbe di raggiungere risultati ben più apprezzabili se correttamente gestita, integrando i vari sistemi installati e rendendo certo un evento criminoso, permettendo alle forze dell’ordine di intervenire a fronte di una reale situazione di pericolo.

Naturalmente questo non si riferisce solo al singolo cittadino.
Anche il territorio comunale sarebbe più protetto se le telecamere pubbliche e private, ciascuna per la competenza di merito, fossero inserite in una piattaforma gestionale in dotazione alla centrale della polizia locale. Il problema sta nel fatto che ogni impianto di sicurezza viene istallato senza un progetto complessivo di tutela del territorio e del patrimonio, quindi tutti vanno per conto loro, cioè da nessuna parte.

Il sequestro nella propria casa penso sia uno dei momenti più terribili che una persona possa vivere.
Quando sei prigioniero in casa tua, all’esterno nulla traspare e nessun impianto tradizionale è in grado di segnalare tale tragico momento. Un aiuto può arrivare dall’installazione di una stanza, adeguatamente costruita, che funge da rifugio immediato per coloro che riuscissero a sottrarsi al sequestro in casa e dalla quale potrebbero immediatamente comunicare con l’esterno tramite vari strumenti: telefono, allarme sonoro, altoparlante installato all’esterno dell’abitazione. Tutte le barriere meccaniche: porte blindate, inferriate ecc, che impediscono l’accesso dall’esterno, di fatto impediscono anche una possibile via di fuga, per questo diventa importa ragionare su un luogo all’interno che sia inespugnabile ma collegato immediatamente con il mondo esterno.
Intende dire che ci dovremmo chiudere in un bunker?
A me per primo non piace dover ragionare in questi termini, però se ci consideriamo dei soggetti possibili di attenzioni criminali è doveroso organizzarsi per proteggere nel modo più innovativo possibile, noi e i nostri cari.In molti paesi esteri la costruzione di panic- rooms nelle abitazioni di pregio è di fatto una costante, e fornisce all’immobile un maggior valore e quindi garantisce una più attenta considerazione da parte dell’acquirente.

Stai sereno, Feel Good 26 febbraio 2015

Oggi i sistemi di sicurezza devono offrire la tranquillità che tutto sia sempre sotto controllo e  che sia possibile intervenire immediatamente grazie ad una control room centralizzata.

Molti possono pensare che si possa innovare solo creando “cose” nuove. E non avendo la  struttura mentale per essere uno “scopritore”, mollano il colpo e si limitano a rammaricarsi  della cosa. Invece la storia dell’uomo ci insegna che forse le più importanti innovazioni  derivano dalla creatività, dal saper osservare quello che è intorno a noi, dal chiedersi quali  esigenze potremmo avere e quindi con quali modalità potremmo soddisfarle. Feel Good, una  giovane società che opera nel mondo della sicurezza e del controllo, con un occhio  particolare a far sì che, chi si affida a loro, possa “dormire sonni tranquilli”, è una giovane  società con al suo interno competenze ventennali di Security manager. Con esperienza nei  settori industriali, grande distribuzione ed eventi e consulenti informatici con elevate  competenze nell’integrazione e centralizzazione di sistemi. Una sorta di occhio vigile che,  opportunamente impostato, sa come intervenire immediatamente per risolvere il problema e quindi sollevare i responsabili aziendali dal dover “dormire con un occhio solo”. Qual è la vostra “mission”? Innovare per aumentare il business, migliorando i servizi e diminuendo i costi! Si parla di competitività e produttività come condizione fondamentale per la tenuta delle imprese nel mercato globalizzato; per raggiungere quest’obiettivo gli sforzi vanno indirizzati verso tutte le innovazioni di sistema che, producano efficienza, ma non impattino sull’occupazione. Le tecnologie e i service a esse correlate sono uno strumento utile per raggiungere i risultati desiderati.

Di cosa vi occupate?
• 1) servizi di monitoraggio e controllo da control room remota
• 2) servizi di consulenza in fase progettuale e stesura delle procedure operative
• 3 fornitura delle apparecchiature e realizzazione di centrali operative
• 4 servizi di assistenza.

Quali sono i vantaggi?
• controllo in tempo reale del funzionamento: degli apparati tecnologici, della rete elettrica, delle temperature, degli accessi.
• gestione della videosorveglianza mediante l’utilizzo di soluzioni software che determinano il funzionamento delle tlc .
• portierato remotizzato per controllo accessi, gestione di aree sensibili adibite al transito di persone o veicoli autorizzati, ingresso dipendenti, antincendio.
• gestione degli eventi verificando che le policy aziendali siano correttamente applicate coordinando: reperibili aziendali, vigilanza privata, forze dell’ordine, reparti tecnici, e tutti gli interessati.
• registrazione di tutti gli eventi tecnici, gestiti con trasmissione della relativa reportistica. Ma in cosa consiste la parte innovativa della vostra offerta?
Facciamo un esempio: i grandi complessi: industriali, residenziali, commerciali, pubblici, ecc., dispongono sempre di più, di sistemi tecnologi complessi, indispensabili per il loro funzionamento. Tutta questa tecnologia però, spesso non ha una supervisione centralizzata ma è gestita localmente con un dispendio notevole di risorse economiche. Tantomeno è ottimizzata, difatti spesso i sistemi di controllo nuovi e vecchi coesistono in maniera indipendente, causando sovrapposizioni, sprechi, confusione, e inefficienze. Nella stragrande maggioranza dei casi, tutta la tecnologia arriva in un ponte radio, strumento tecnico inadeguato a gestire tutte le segnalazioni e ogni sito è gestito per conto suo, con il moltiplicarsi dei costi di vigilanza, con procedure disomogenee, senza un vero sistema gestionale. Le manutenzioni degli apparati sono svolte mediante giri periodici programmati. Capita così che, quando non serve è passata la manutenzione e quando serve non era programmato il passaggio. I gestori dei punti vendita sono sistematicamente svegliati di notte per falsi allarmi, pur disponendo di telecamere che però quasi sempre dialogano solo con il videoregistratore locale. Inoltre la vigilanza lavora prevalentemente con il proprio ponte radio.Le effrazioni e i furti, i mancati freddi (quando il frigorifero di un supermercato si guasta), sono visionati a posteriori. Con i sistemi in rete e convogliati in un unico sistema gestionale, sarebbe possibile interagire in tempo reale avvisando e coordinando tutti coloro che è opportuno debbano intervenire, come le forze dell’ordine, e i frigoristi, i responsabili delegati, ecc. Le temperature sarebbero sempre monitorare e sempre disponibili i loro dati. Le fasi lavorative notturne potrebbero essere seguite in remoto in tutti i siti, senza avere portinai sul luogo. Tutto questo può interessare solo alle grandi aziende? Assolutamente no. Anche il singolo cittadino si rende conto di aver sempre di più la necessità di tenere sotto controllo un mare di cose: la casa, i beni, le persone. Con i sistemi di sicurezza tradizionali si raggiunge questo risultato, ma l’informazione non sempre arriva al momento in cui si può intervenire: Ci faccia un esempio. Le racconto un episodio che un nostro amico (divenuto poi cliente!) ci ha raccontato. Lui aveva installato nel suo studio un sistema anti-intrusione e aveva fatto sì che ogni anomalia gli venisse segnalata attraverso la telefonata di una linea dedicata. Una sera, anzi una notte, alle 4 del mattino mentre si trovava all’estero gli squilla il cellulare. Sobbalza e terrorizzato sente la voce registrata che gli dice “Allarme, intrusione!”. Cosa poteva fare?, Come intervenire? Chi coinvolgere sui due piedi? Col nostro sistema l’informazione sarebbe arrivata alla control room che avrebbe saputo esattamente cosa fare, secondo una procedura concordata. E, mi creda, salvare le proprie coronarie non è cosa da poco! E’ per questo che nel vostro logo c’è scritto “Feel Good”? Brava. Oltre ai vari vantaggi esposti all’inizio crediamo che concedere ai nostri clienti anche la “serenità” può contribuire a farli star bene. Quindi la nostra esortazione è “feel good”.

Sarah Canonici

Videosorveglianza, Tagliente a Piazza Montecitorio: anagrafe delle telecamere rappresenta risorsa 26 febbraio 2015

(AGENPARL) – Roma, 13 feb – I sistemi di videosorveglianza sono una risorsa  straordinaria per la sicurezza. Un censimento delle telecamere può essere utile anche  per il contrasto della crescente minaccia terroristica. Lo ha detto Francesco Tagliente  nel corso di una intervista rilasciata al Direttore Francesco Carrassi per la trasmissione  televisiva “Piazza Montecitorio” di Laura Cancellieri.

Le recenti minacce terroristiche hanno richiesto il rafforzamento delle misure di  sicurezza per gli obiettivi sensibili: dal Vaticano al Ghetto ebraico, dalle Ambasciate  alle  Basiliche e alle scuole. Ed anche le redazioni dei giornali sono state invitate a  dotarsi di  blindature di ingressi, metal detector e sistemi di videosorveglianza da      collegare con le  sale operative delle Forze di Polizia.
Tutte le aree ritenute a rischio o più affollate sono già videosorvegliate: Sedi  istituzionali, aeroporti, stazioni, metropolitane, impianti sportivi, supermercati, centri  storici cittadini.
Il Prefetto di Pisa, ha detto che nella Città della Torre “ci sono aree difficili da sorvegliare se non con le telecamere» e che è “fondamentale potenziare questo tipo di controllo”.
Ormai non passa giorno in cui le telecamere non documentino un fatto di cronaca, o siano lo strumento di soluzione di un caso per le forze dell’ordine. Alcuni giorni fa la Questure di Pisa, grazie alle telecamere ha arrestato in flagranza gli autori di un reato cosiddetto predatorio.
Sull’argomento di grandissima attualità Francesco Carrassi già Direttore de”La Nazione” ha intervistato per il servizio televisivo “Piazza Montecitorio” di Laura Cancellieri, uno dei massimi esperti in controllo del territorio, che per un decennio è stato al vertice della Sala Operativa della Questura della Capitale.
Tagliente, che è stato anche Questore di Firenze e Roma e che da direttore dell’Ufficio Ordine Pubblico del Ministero ha scritto il decreto interministeriale sulla videosorveglianza negli impianti sportivi, a Pisa da Prefetto ha messo in campo un progetto – il primo realizzato in Italia – che ha consentito di censire tutte le telecamere, comprese quelle dei privati, che insistono sulle aree pubbliche.

Prefetto Tagliente perché ha pensato all’anagrafe delle telecamere?
L’anagrafe delle telecamere, con il censimento di tutti i sistemi di videosorveglianza, rappresenta una risorsa straordinaria per la sicurezza. E’ uno strumento utilissimo, polivalente e a costo zero.

Che ruolo può avere per la gestione della minaccia terroristica?
La video sorveglianza si presta a usi diversi: dalla prevenzione e contrasto delle varie forme di illegalità e dalla crescente minaccia terroristica alla ricerca delle persone scomparse.
Il Censimento delle telecamere installate da enti pubblici e di proprietà̀ privata che riprendono aree pubbliche, consentono tra l’altro ai proprietari degli impianti di conseguire la massima utilità dagli investimenti sulla sicurezza e alle Forze di Polizia di destinare più operatori all’attività operativa e investigativa e, di conseguenza, ridurre i costi di gestione delle indagini.

Ritiene possibile mutuare e replicare anche su altre aree del territorio italiano il progetto di anagrafe delle telecamere?
Alla luce degli attuali scenari internazionali è doveroso adottare ogni possibile strategia di prevenzione e contrasto. Questo progetto è importante ai fini di polizia per varie ragioni. In primo luogo perché́ è a costo zero. È infatti sufficiente mettere in campo un po’ di energie per censire tutte le telecamere attive, inserire le informazioni acquisite nel sistema e metterle a disposizione delle Forze di polizia, in modo che, quando si verifica una situazione di grave pericolo o si ritiene utile monitorare il territorio in fase preventiva non debbano sprecare le risorse con operatori di polizia costretti a una verifica su strada, a chiedere ‘porta a porta’ se in un certo luogo è presente una telecamera, se è funzionante, a chi appartiene e se è rintracciabile il gestore del trattamento. Con l’anagrafe delle telecamere, in tempo reale l’operatore di polizia incaricato può̀ vedere dall’Ufficio quali sono quelle presenti e funzionanti, quale area riprendono e contattare il referente per farsi mettere a disposizione i filmati, eventualmente anche in orari notturni e festivi.

Quali procedure sono state seguite per la raccolta dei dati delle diverse telecamere dislocate sul territorio?
E’ stata preventivamente fatta una riunione con tutti i rappresentanti delle amministrazioni, degli enti, delle aziende e delle associazioni che in qualche modo dispongono o hanno informazioni relative alla loro presenza. In tale occasione è stato reso noto il progetto ed è stato rappresentato il valore di questo censimento, che si pone anche come attività̀ di verifica della reale funzionalità̀ dei sistemi attivi sul territorio.

Ha registrato resistenze o disagi da parte dei responsabili dei sistemi di videosorveglianza?
Assolutamente no. Anche perché ne hanno tratto tutti beneficio: in taluni casi si è rilevato che chi aveva investito in sicurezza, talvolta non conosceva nemmeno l’esistenza di alcune telecamere, né era a conoscenza del loro effettivo funzionamento. Gli enti pubblici hanno quindi dovuto in parte rivedere i propri sistemi di videosorveglianza per renderli funzionanti, ottimizzando così l’investimento pubblico.
Sul fronte privato le associazioni delle categorie economiche hanno fornito tutti gli elementi relativi alle telecamere dei privati installate nei luoghi pubblici senza alcuna resistenza, anche perché́ il progetto è passato previamente al vaglio del Garante Privacy. Soprattutto è stato colto un messaggio importante: a noi serve conoscere la rete di quelle che sono attive ed esistenti ai fini di sicurezza, non ci serve una banca dati.

Quello tra telecamere e tutela della riservatezza è un tema caldo. Che cosa ne pensano i cittadini di questo progetto. Cosa dicono a proposito della videosorveglianza in relazione con la tutela della loro riservatezza?
I cittadini sentono la necessità di essere e sentirsi protetti e, allo stesso tempo, quella di difendere la propria sfera privata. Nel bilanciamento dei diritti alla sicurezza e alla riservatezza ormai risulta prevalente il polo della sicurezza. La minaccia non lascia margini di incertezze. Per la tutela della privacy abbiamo la fortuna di poter contare sull’impegno del Garante, sempre pronto a dare le risposte e che in questi anni, che si è dovuto pronunciare ripetutamente su una moltitudine di casistiche, tanto da dover emanare anche specifici provvedimenti generali, prima nel 2004 e poi nel 2010. Comunque, per rassicurare i dubbiosi in occasione della presentazione del progetto alla Città ho avuto accanto un autorevole rappresentante dell’Ufficio del Garante.

La Citta della Torre ha fatto parlare di se anche per il caso Ragusa. Che ruolo può avere i sistemi l’anagrafe delle telecamere censite per agevolare le ricerche delle persone scomparse?
Nell’immediatezza della scomparsa, la Forza di polizia che riceve la denuncia deve sentire le persone di famiglia e quelle che per ultime hanno visto o avuto contatti con chi si è allontanato, deve ispezionare la casa e i luoghi di vita, deve richiedere i tabulati telefonici ai fini della localizzazione e del tracciato di telefonate e messaggi, ma deve nell’immediatezza visionare le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza. L’anagrafe delle telecamere risulta di grande utilità anche su questo fronte.